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Acuto, é ciociaro il nuovo Vescovo di Rieti Mons. Domenico Pompili

Si è insediato nella Diocesi di Rieti, Mons. Domenico Pompili, nativo di Acuto (FR) e cresciuto pastoralmente nella Diocesi di Anagni-Alatri, per poi passare alla Cei come sottosegretario alla comunicazione.

Rieti insediamento Mons. Pompili 2

Si è insediato nella Diocesi di Rieti, Mons. Domenico Pompili, nativo di Acuto (FR) e cresciuto pastoralmente nella Diocesi di Anagni-Alatri, per poi passare alla Cei come sottosegretario alla comunicazione.

Per questo insediamento, ben quattro cardinali hanno presieduto la cerimonia di insediamento: Bagnasco, che gli ha infilato l’anello, Vetori ( Firenze) e Vallini ( vicario del Santo Padre ) ben 34 Vescovi Italiani tra i quali Mons. Lorenzo Loppa ( vescovo della Diocesi di Anagni-Alatri), Mons. Antonazzo ( Vescovo della Diocesi di Cassino-Pontecorvo) Il vescovo di Latina e il Vescovo di Rimini, Mons. Lambiase, che aveva preceduto mons. Loppa ad Anagni. Tra le personalità, oltre al Sindaco di Rieti, Simone Pietrangeli che ha portato il saluto della città affermando che “Come primo rappresentante della Città di Rieti e con profondo spirito di accoglienza e animo colmo di speranza, nella certezza che saprà raccogliere al meglio il prestigioso testimone dell’opera meritoria del Suo predecessore, Monsignor Delio Lucarelli, Le rivolgo il più caloroso saluto della Città e mio personale. Ha poi aggiunto il Sindaco Pietrangeli- A 90 anni esatti dalla ordinazione di Monsignor Massimo Rinaldi, Vescovo di Rieti dal 1925 al 1941, è per me un autentico onore poterLa accogliere in città nella Sua veste di Vescovo di Rieti. Ringrazio il Pontefice per aver destinato a questa comunità una personalità così autorevole e capace di coniugare l’attività pastorale con le nuove forme delle umane relazioni e della comunicazione.A nome della nostra comunità, queste parole di saluto vogliono indicare la dimensione della nostra condizione e del futuro da costruire”. accompagnato dai 31 paesi della Diocesi rietina, Il sen. Franco Marini, L’ Europarlamentarte Antonio Tajani, ( vice presidente del Consiglio Europeo), per la regione Lazio l’on. Ass. Refrigeri, insieme ai Sindaci di Anagni, Battista, di Acuto Agostini, di Fiuggi Martini, al Vice Sindaco di Alatri e al Sindaco di Vallepietra, dove Mons. Pompili ha fatto la prima esperienza di Parroco.

A Parte l’organizzazione per la stampa che è stata molto rigida e non ha permesso a nessuno di muoversi adeguatamente per fare servizi diversi è stato impossibile fotografare in chiesa se non quelle immagini, che sono state realizzate per nostro conto da Filippo Rondinara che vi abbiamo proposto, è stato Mons. Loppa il secondo ad imporre le mani sulla testa di Mons. Pompili, dopo quelle di Bagnasco. Ma l’emozione è stata palpabile, quando nell’ultima parte del discorso di ringraziamento e quindi di insediamento Mons. Pompili ha ricordato la sua famiglia , i cui genitori erano seduti in prima fila, che è stata il fondamento di questa ordinazione sacerdotale e copiose sono state le lacrime e tanta emozione ha suscitato tra i presenti. La manifestazione di insediamento si è chiusa domenica mattina, alla presenza di 70 giovani della Diocesi di Anagni-Alatri e altrettanti di Rieti con Mons. Pompili che ha celebrato la sua prima messa da vescovo nel santuario di Rieti.

Nel suo lungo discorso d’insediamento il Cardinale Bagnasco lo ha invitato a Non temere:“Non temere, ti sussurra il Maestro. Non temere ripetiamo noi tutti che ti vogliamo bene: la nostra preghiera non ti mancherà, le tue radici ti accompagnano, il ricordo del Santuario della Santissima Trinità ti sarà di consolazione. Dal Cielo ti guardano i tuoi cari, che tanto legano la tua solida famiglia. Lo sguardo che tutti riassume è quello della Santa Vergine: sii bambino di fronte a Lei, sii figlio affidato in ogni momento. Il suo cuore di madre tutto ascolta e comprende, consola e rialza, accompagna e sostiene, incoraggia e feconda. Non temere!”.

Questo invece il primo discorso da Vescovo di Mons. Domenico Pompili:“Effata’!L’imperativo del Maestro compie un miracolo. D’incanto si aprono i padiglioni auricolari e si scioglie il nodo che serrava la gola del sordomuto. Quest’uomo non ha un nome perché ci rappresenta tutti. Dice la nostra incapacità di parlare e ancor prima di ascoltare. E’ curioso: mentre la tecnologia continua a stupirci con nuove possibilità di contatto la capacità di comprendersi sembra venir meno e così quella di capirsi e di camminare insieme. La missione della Chiesa, quella di sempre, è rendere possibile ogni volta di nuovo questo miracolo: restituire a ciascuno la parola e ancor prima la disponibilità ad ascoltarsi. Infatti “ogni vita vera è incontro” (M. Buber) e fuori da questo si diventa facile preda dell’isolamento e dello scoraggiamento. In questa Chiesa di Rieti fino ad oggi il ‘manutentore’ della comunicazione del Vangelo è stato il vescovo Delio e con lui i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi, tanti laici, donne ed uomini. A loro va il mio grazie sincero nel momento in cui assumo l’onere e l’onore della guida pastorale. Una guida che sarà fatta soprattutto di ascolto, di accoglienza, di vicinanza, di cammino comune. Testimoni di questa mia intenzione, vi chiedo sin da ora di aiutarmi a tenervi fede.

Apriti!

La parola di Gesù è perentoria perché la sordità è una possibilità fisica, ma più di frequente una condizione psicologica e spirituale. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, ci diciamo tra il serio e il faceto. E forse è questa condizione di incomunicabilità una fotografia attendibile del nostro tempo, dove ognuno si sente più solo, schiacciato dal proprio quotidiano, incapace di cogliere che siamo tutti sulla stessa barca. Siamo un po’ sordi e, dunque, spaesati, tante volte sulle difensive. Ma la fede è l’antidoto più efficace a questa confusione delle lingue, a questo senso di estraneità reciproca perché Dio è sempre per strada con noi a rimuovere i nostri ostacoli. E lo fa nella concretezza delle nostre vite: con dei gesti fisici perfino urticanti, che l’evangelista Marco si premura di precisare. Gesù, infatti, mette le sue dita nelle orecchie e, addirittura, si avvicina con la saliva delle sue labbra alla bocca dell’uomo. Come a dire che bisogna restituire fiducia all’altro, esporsi al contatto imbarazzante, dare atto di una vicinanza del cuore, di una carezza della mano prima che della parola. L’Anno della Misericordia, indetto da papa Francesco - che ancora una volta intendo ringraziare per la fiducia - il Giubileo che sta per aprirsi vuol essere simbolicamente una rimessa a fuoco di questa verità che è una via molto concreta da percorrere. Esiste un tempo per ricominciare, aperto a tutti! Non basato sulle nostre timide ed incerte capacità, ma sull’iniziativa di Dio, perché “ogni inizio è involontario. Dio è l’agente”, riconosceva persino uno spirito inquieto come Pessoa.

L’uomo deve solo aprirsi, schiudendo la porta della sua incomunicabilità. Diventeremo così pronti a percepire e a sentire come nostro il grido dei disoccupati che non mancano neanche a Rieti, il grido degli immigrati che continuano ad approdare nel nostro Paese, il grido degli ammalati, il grido dei carcerati (e qui in prima fila ce n’é qualcuno!), il grido dei giovani, degli adulti, delle donne e degli uomini. Quando l’ascolto accade l’azione viene da sé. Si potrebbe dire:”Agere sequitur obaudire”, cioè è inevitabile!

“Hai fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”

Se posso inserirmi in questa lode - per chiudere – vorrei proclamare anch’io con stupore da quanti sono stato aiutato a crescere nella fede e nell’esperienza umana. Vorrei partire dalla mia famiglia: dai miei genitori dai quali ho imparato l’ascolto quando da bambino di notte li sentivo confabulare a letto, a lungo e sempre con rispetto e tenerezza. Ma vorrei anche dire di mia sorella Elisa e di mio fratello Marco che mi hanno insegnato la priorità dell’agire sull’interpretare. E poi i miei educatori, in particolare p. Mario Rosin S.J.; i miei vescovi, in particolare mons. Belloli di cui porto il pastorale, e i preti della mia chiesa madre di Anagni-Alatri, le religiose e i religiosi, i laici che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni: ad Anagni e a Vallepietra, ad Alatri e a Roma, in giro per l’Italia. Non senza far riferimento alla straordinaria opportunità che è stato il servizio in seno alla Conferenza Episcopale Italiana, per cui ringrazio - volendo includere tutti - il Presidente e il Segretario generale della CEI. Ogni incontro è irripetibile e custodisce un suo mistero, ma ogni volta è stato un modo concreto per sottrarsi alla chiusura e al ripiegamento. E si è rivelato una scossa di vita. Ora si comincia a Rieti. Sono fiducioso che gli incontri e le cose da fare si moltiplicheranno. Ho la sensazione di gente solida che ha a che fare con problemi concreti in un contesto suggestivo e vivibile. E che ha tanto da dare e da condividere. Desidero, insieme a tutti, credenti e non credenti, lavorare per crescere insieme. In umanità. Che Dio ci aiuti. Amen! Così ha concluso Mons. Domenico Pompili. Poi l’abbraccio della folla.

L’organizzazione del tutto è stata molto rigida e non ha permesso a nessuno, neanche a fotografi e giornalisti accreditati, di muoversi adeguatamente. E' stato praticamente impossibile fotografare in chiesa e ringraziamo di cuore il nostro Filippo Rondinara per le foto che vedete in pagina.

Giancarlo Flavi Servizio Fotografico Filippo Rondinara

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